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[Spoiler] Thor: l’incontro con Kenneth Branagh

Dopo l’intervista a Chris Hemsworth, passiamo al nostro incontro con il regista di Thor, Kenneth Branagh. L’autore di Hamlet e Nel bel mezzo di un gelido inverno si è rivelato un vero e proprio signore, e il suo inglese pulito e perfetto ha reso davvero piacevole la nostra chiacchierata. Ma attenzione, vi aspettano alcuni lievi spoiler…

Ha dichiarato diverse volte che Thor è un misto di film di supereroi e dramma scespiriano. Allora perchè non ambientarlo tutto ad Asgard? E perchè non dare più spazio alla dinamica tra Thor, Sif e Jane Foster?
Nei fumetti, c’è un vero e proprio triangolo tra Sif, Jane e Thor. Penso che ci sia più spazio per questo, magari nei prossimi film, e Jaimie Alexander è davvero un’ottima attrice. Qui, però, volevo suggerire come la relazione tra Jane e Thor fosse molto passionale, anche se si conoscono da poco, e che la connessione fosse forte, anche se di breve durata. Questo da un’idea dell’enorme numero di scelte che abbiamo dovuto operare e della selezione che abbiamo fatto. A un certo punto, Balder, un personaggio molto importante nel fumetto, era in sceneggiatura, un attimo dopo non c’era più: abbiamo dovuto essere brutali, sapevamo che i fan sarebbero stati delusi – e alcuni dei nostri, anche – ma alla fine è stato compito mio quello di tagliare.

Lei è stato paragonato diverse volte a Laurence Olivier, uno dei suoi idoli. Si sente onorato?
L’ombra di Olivier, possiamo dire, ha dominato la professione nel Ventesimo Secolo, e quegli attori che interpretano gli stessi suoi ruoli finiscono per essere paragonati a Olivier, perchè ha stabilito degli standard molto alti. Ironicamente, nel mio ultimo film da attore, My Week With Marilyn, ho interpretato proprio Olivier, una cosa che non pensavo avrei mai e poi mai fatto. Ma è arrivato lo script ed mi è sembrata una bellissima storia di scontro tra culture, tra la più grande star del cinema al mondo e quello che era considerato il più grande attore del mondo. Un simbolo dell’America contro uno inglese, un discepolo del metodo contro il grande classicista, tutto questo in un dramma ambientato su un set cinematografico. Oltretutto, ho potuto interpretare un attore che era anche regista, mentre dirigeva se stesso come attore in un film. Quando l’ho letto mi ha ricordato di “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. Il film è un tributo e questi due grandi artisti, Laurence e Marilyn Monroe, e spero che la mia performance faccia onore a Olivier.

Perchè ha accettato la regia di un progetto all’apparenza così inusuale per lei?
Beh, proprio perchè è inusuale: è bene che un artista continui a sorprendere se stesso. Ho ricevuto l’offerta quando avevo 47 anni, e ho pensato che sarebbe stata un’ottima avventura per rarrivare ai 50. Sono arrivato a Hollywood una domenica di dicembre nel 2008, avevo finito una rappresentazione teatrale a Londra la notte prima, e appena arrivato a Los Angeles sono passato immediatamente dall’aereoporto a una riunione. Da allora è sempre stato così: scendi da un aereo, vai a un meeting e sei in un meeting per il resto della vita. Mi sentivo come un ragazzino in una scuola nuova, giovane e vulnerabile. La riunione era a Rodeo Drive, come ho detto era una domenica di dicembre, per strada non c’era nessuno, ma la via era piena di decorazioni e c’erano degli altoparlanti che riproducevano della musica a volume altissimo. Un’atmosfera surreale, ma intrigante. Sapevo già che sarebbe stato un viaggio interessante.

Quindi, visto l’entusiasmo, dobbiamo aspettarci da lei un sequel…
Tra la Marvel e la mia superstizione irlandese, preferisco non dare niente per scontato! [Risate] I fan dei fumetti sono una certezza, ma a contare saranno gli spettatori che non conoscono Thor e che ne decreteranno il successo o meno. Io non mi sono mai trovato nella situazione di aver diretto un grande film commerciale e dover pensare a un sequel. Ma chi lo sa? Questo è un lavoro in cui non si deve mai dare nulla per scontato. Come mi hanno detto quando ho girato il mio primo film, “presumere è la madre di tutti i fallimenti”. Non bisogna dare nulla per certo, né che ci sarà un sequel, né tantomeno che ti chiederanno di farlo.

Perché nel film non appare il Dottor Blake, alter ego fumettistico di Thor?
Devo dire che io in particolare ho considerato la possibilità di usarlo, ma poi abbiamo ritenuto che fosse troppo per il pubblico, che già doveva abituarsi a molte cose. Abbiamo deciso di centrare il film intorno al dramma famigliare asgardiano, e così tutto si è sviluppato a partire da quello. Ma credo che nei sequel potrebbe esserci posto per Blake.

Thor è un film molto maschile, ma c’è un lato romantico, e lei ha scelto un’attrice dalla personalità molto forte come Natalie Portman. C’è un modo particolare in cui dirige le donne, rispetto agli uomini?
Credo che l’approccio sia lo stesso, anche se mi rendo conto che la vita per le attrici è più dura. Chiedo a tutti gli attori, ma in particolare alle attrici, che se c’è un qualsiasi modo in cui preferiscono non essere riprese, me lo dicano, anche nell’orecchio. Se odiano il proprio naso, le proprie orecchie, se preferiscono essere riprese da destra, sinistra… Voglio avere un dialogo aperto con gli attori perché mi piace condividere le informazioni. Ad esempio, se un attore deve risultare arrabbiato in scena, non cerco di farlo arrabbiare a sorpresa. Al contrario, credo nell’immaginazione e nella collaborazione per accedere a quel sentimento in altri modi. Di Natalie mi piace il fatto che, pur essendo ancora così giovane, lavora sin da quando aveva 11 anni e quindi ha una tecnica incredibile. E poi è molto intelligente: trovo che, quando un’attrice ha in sé una combinazione di intelligenza, arguzia, voglia di divertirsi e sentimento, allora è dinamite. Adoro vedere donne forti, anche nella vita di tutti i giorni, certo, ma nei film lo trovo fantastico.

Tom Hiddleston, l’attore che interpreta Loki, prima di Thor era uno sconosciuto, mentre ora sta lavorando con Steven Spielberg nel suo nuovo film, War Horse
E’ anche nell’ultimo di Woody Allen [Midnight in Paris]. Con lui avevo già lavorato nella serie TV Wallander, e in teatro in Ivanov di Chekov. E’ un attore davvero brillante, ma non volevo imporlo a nessuno. E’ stato il direttore del casting americano che mi ha detto, “Abbiamo sentito parlare di lui, che ne dici di chiamarlo?”. Ha fatto prima un provino per Thor, ed è stato fantastico. In un certo senso è simile a Chris Hemsworth, è molto intelligente e un grande lavoratore. Lui e Chris sono stati scritturati presto, intorno a marzo 2009, e hanno contribuito parecchio ai loro personaggi. Tom è una delle ragioni per cui Loki è un cattivo così ambivalente, non certo “Mr. Male”.

Parlando di Loki, per sviluppare il personaggio ha attinto dalla letteratura, oltre che dal fumetto?
Per Loki volevamo una forte ambiguità. Tom ha evocato Iago di Otello, il grande attore, il grande manipolatore. Alla fine della tragedia, Otello chiede a Iago “Perché mi hai imbrogliato?”, e lui si limita a rispondere “Quello che sai, sai”. Volevamo che nemmeno Loki capisse sempre perchè faceva certe cose. Tra fratelli spesso ci si può amare, ma allo stesso tempo essere gelosi l’uno dell’altro. Mi interessava capire quanto sarebbe stato perso Loki nello scoprire all’improvviso di non avere famiglia, di essere diverso, e come questa ferita l’avrebbe guidato nel film e magari nei prossimi. Anche qui, alla fine Thor dice qualcosa come “Questa è follia”, e Loki gli domanda, “Sono folle o forse ferito?”. Questa provocazione è centrale al personaggio.

Pensa che il film possa attirare giovani spettatori verso la mitologia nordica?
Credo che un film non possa funzionare da medicina culturale, forzando il pubblico verso determinati interessi. Piuttosto, penso che se un insegnante volesse introdurre i propri studenti ai miti norreni, Thor potrebbe essere un mezzo per traghettarli in quella direzione. Spesso la gente mi ha detto “Amo i tuoi film”. Pensavo che si riferissero a Harry Potter, e invece mi dicevano “Ti ho visto in Molto rumore per nulla”. E io “Come mai?”; “Perchè dovevo, ero a scuola”. Molti ragazzi conoscono il mio lavoro per via della scuola, e per me è un piacere.

Adesso che farà?
Quest’anno mi aspettano altri tre episodi di Wallander, e a settembre una rappresentazione teatrale di The Painkiller, tratto da un lavoro di Francis Veber che metteremo in scena nella mia città natale di Belfast. Ma il mio progetto immediato è di prendermi tre mesi liberi per bere il mio tè in pace e portare a spasso il cane.

Lei ha spesso tratto i suoi film da opere letterarie, in questo caso da un fumetto. In un mondo dominato dalle immagini, crede ancora nel potere della parola scritta?
Ci credo, la letteratura ha il potere di scatenare l’immaginazione. Fare un film con il green screen non è tanto diverso da quello che si fa in teatro, dove si invita il pubblico a immaginare parte dello scenario. Nel coro di apertura di Enrico V, Shakespeare dice: “Colmate col vostro pensiero le nostre lacune; di un uomo che vedete fatene mille e createvi un imponente esercito; se parliamo di cavalli, immaginate di vederli realmente stampare gli zoccoli sul terreno molle che ne riceve le impronte”. Sono parole che invitano l’immaginazione a prendere il volo, e mi piace pensare che questo film sia un volo capace di rapire il pubblico dalla vita di tutti i giorni. Al cinema, sono uno di quelli che prega la gente di spegnere il cellulare. Perché, se sei concetrato su altro, il rischio è di non godere pienamente del fantastico volo dell’immaginazione.

Cosa ne pensa del declino che il 3D sta apparentemente subendo negli ultimi mesi?
Credo che ci sia stato un effetto boomerang, dovuto al fatto che spesso si utilizzava una conversione 3D non riuscita, che faceva male agli occhi e non aggiungeva nulla all’esperienza. Noi abbiamo speso tutti i soldi possibili e pensavamo che potesse davvero aggiungere qualcosa. Certo, bisgona accertarsi che il soggetto del film e il 3D siano una buona accoppiata, ma se il film è buono e il 3D organico, il pubblico non mancherà.Credo comunque che, in termini di futuro del cinema, il 3D debba ancora convincere pienamente il pubblico.

L’uscita di Thor è prevista per il 6 maggio 2011 in America, in Italia il 27 aprile. Per maggiori informazioni potete consultare le nostre News dal Blog. Vi ricordiamo inoltre che il film si trova anche su Facebook, con la pagina ufficiale italiana e quella americana. Qui invece trovate il sito ufficiale.

Filippo Magnifico